Incendi controllati: ci pensa il drone

I ricercatori dell’University of Nebraska-Lincoln hanno messo a punto un drone capace di Lancia sfere di fuoco per innescare incendi controllati. University of Nebraska-Lincoln È il drone I primi test condotti nel Homestead National Monument of America lasciano ben pserare er un impiego su vasta scala della tecnologia

Abbastanza piccolo da stare nello zaino di un vigile del fuoco, ma abbastanza intelligente per muoversi e operare in ambienti molto pericolosi. Sono le caratteristiche del drone sviluppato dalla University of Nebraska-Lincoln, negli Stati Uniti, per poter lavorare a fianco dei pompieri occupandosi dell’innesco e della gestione di incendi controllati.

Il drone, progettato dal team di ricerca guidato da Carrick Detweiler e Sebastian Elbaum, ha fatto il suo primo intervento-test nel Homestead National Monument of America, in Nebraska, uno dei parchi nazionali americani, dove è stato impiegato per bruciare arbusti e sterpaglie su una superficie di 10 ettari.

Incendi controllati efficaci ma pericolosi

Il sistema degli incendi controllati viene utilizzato per eliminare dalle praterie arbusti e piante invasive di origine esotica che, oltre a mettere a rischio le specie vegetali autoctone, sono spesso fonti di incendi distruttivi. Il problema, in particolare, è costituito dal cedro rosso orientale, una specie arborea diffusa nella zona orientale degli Usa, ma molto invasiva e che sta distruggendo molte delle praterie nelle Grandi Pianure.

Gestire gli incendi controllati è però sempre una sfida, che può rivelarsi fatale per i vigili del fuoco, basti pensare che negli ultimi undici anni cinque pompieri hanno perso la vita nel tentativo di domare incendi boschivi nel Nebraska. Da qui l’interesse a sviluppare tecnologie che permettano di intervenire senza mettere a repentaglio vite umane.

Il drone che lancia sfere infuocate

Detweiler e Elbaum, cofondatori del Nebraska intelligent mobile unmanned systems Lab (Nimbus Laboratory), hanno impiegato due anni per mettere a punto questo innovativo drone in grado di innescare un incendio.

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Il drone sgancia delle piccole sfere contenenti sostanze chimiche che innescano l’incendio (foto: Craig Chandler, University of Nebraska-Lincoln)

A questo scopo, il drone è dotato di un piccolo scivolo dal quale sgancia, a intervalli programmati, delle sfere contenenti una polvere chimica infiammabile. Prima di sganciare la sfera, il drone inietta al suo interno una seconda sostanza chimica che nel giro di 60 secondi scatena la reazione che genera le fiamme.

Nel test condotto nell’Homestead National Monument, il primo in un parco e su un’area così vasta (in precedenza le prove erano state effettuate indoor o su terreni di piccola estensione di privati), il velivolo si è addentrato per circa 180 metri all’interno dell’area perimetrata dai vigili del fuoco per poi dare il via, nel viaggio di ritorno, al suo lavoro, sganciando una sfera ogni otto secondi. Successivamente, il drone è stato trasportato sulle linee di fuoco a diverse altezze per raccogliere dati e informazioni sull’incendio.

Professor Sebastian Elbaum aligns the fire balls in the chute to ensure a smooth drop. The ball has a chemical powder in it and while airborne, the drone will inject a second chemical. The drone then drops the ball and it bursts into flames within 60 seconds. UNL researchers use a small drone to set prairie burn at Homestead National Monument in Beatrice, NE. April 22, 2016. Photo by Craig Chandler / University Communications
Il drone viene caricato con le sfere chimiche (foto: Craig Chandler, University of Nebraska-Lincoln)

Un futuro infuocato

Un lavoro che ha soddisfatto il team, che sfrutterà le informazioni raccolte anche per migliorare ulteriormente la tecnologia, per la quale è stata già avviata la procedura per il brevetto, soprattutto in termini di automazione e sicurezza.

Il buon esito delle prove lascia intravedere un promettente futuro per il drone di Detweiler e Elbaum, che entro la fine dell’anno sarà protagonista di una nuova campagna di test nel Badlands National Park in Sud Dakota, dove il suo utilizzo, visto il terreno molto accidentato, potrebbe rivelarsi ancora più utile nella lotta contro le specie invasive.

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