Shelley, il robot che scrive racconti horror

Messo a punto dal Mit, questo sistema di intelligenza artificiale è specializzato nell’inventare storie dell’orrore, da sviluppare in collaborazione con gli umani. Un progetto che vuole testare le potenzialità creative dei robot

Quanto può essere creativo un robot? È la domanda che ricercatori e scienziati, e non solo, di tutto il mondo si pongono. Quelli del Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston hanno scelto di approfondire il tema con un approccio molto particolare. La domanda che si sono posti è: un robot può imparare a spaventarci? La paura costituisce infatti un’emozione viscerale e rappresenta uno dei capisaldi della creatività umana.

Shelley 2

Da secoli, in tutte le culture, le persone continuano a inventare modi innovativi e, appunto, molto creativi, per spaventarsi. Pensiamo solo all’horror, un genere di racconti, film o altri tipi di opere che nasce e continua a svilupparsi proprio con l’obiettivo di suscitare sentimenti di spavento e orrore in chi fruisce l’opera. E proprio a questo genere hanno guardato i ricercatori americani per tradurre l’approccio in progetti di lavoro concreti.

Un progetto da brividi

E così che in occasione della festa di Halloween lo scorso anno hanno presentato i primi risultati di questo lavoro, una serie di immagini spaventose generate dal computer Nightmare Machine, alimentate da algoritmi di deep learning.

Il secondo passo è stato lo sviluppo di un sistema di intelligenza artificiale il cui nome è già tutto un programma: Shelley. Il nome è infatti un omaggio alla scrittrice inglese Mary Shelley, moglie del poeta Percy Bysshe Shelley, ma soprattutto autrice di Frankenstein, capolavoro e romanzo simbolo del genere horror. Non una scelta casuale dal momento che il compito del robot consiste proprio nell’inventare e scrivere storie dell’orrore.

Shelley 1

Un lavoro che Shelley svolge su Twitter dove, a colpi di messaggi di 140 caratteri, scrive l’inizio di una nuova storia, invitando poi gli umani a collaborare per sviluppare il racconto.

Per poter arrivare a fare tutto ciò, il robot ha studiato molto. La sua intelligenza è stata potenziata e accresciuta attraverso la lettura di storie inquietanti pubblicate da scrittori dilettanti in un forum on line, reddit nosleep (www.reddit.com/r/nosleep). Se dalla sua formazione letteraria mancano i grandi autori del genere, esclusi anche per questioni di diritto d’autore, l’impegno non è stato di certo lieve, dal momento che per cominciare a elaborare le sue storie ha letto oltre 140.000 racconti.

La collaborazione fra due intelligenze

Ma quello che piace a Shelley in particolare è lavorare collaborando con gli umani, imparando dalle loro idee da incubo e creando i migliori racconti spaventosi di sempre.

«Shelley si basa su un algoritmo di apprendimento online che impara dalle risposte del pubblico – ha spiegato Pinar Yanardhag, responsabile del progetto – Più le persone collaborano con Shelley, più il sistema scriverà storie spaventose». Così, ogni ora, il robot propone su Twitter l’attacco di una nuova storia horror, e poi con l’hashtag #yourturn invita a proseguire il racconto. Invito che chiunque può accogliere rispondendo al tweet con la successiva parte del racconto, che il robot svilupperà a sua volta, rilanciando.

Dalla collaborazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, sono nati già diversi racconti, il progetto è partito anche questa volta in occasione di Halloween, pubblicati sul sito del progetto (shelley.ai).

I risultati al momento sono altalenanti, nel senso che accanto a racconti bizzarri, imprevedibili e divertenti, ve ne sono altri meno efficaci, ma si può credere che Shelley imparerà ad affinare la sua arte. Tutti, comunque, rivelano quanto sia promettente la collaborazione tra umani e robot e, soprattutto, consentono di esplorare potenzialità e limiti dell’intelligenza artificiale.

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