Il robot giardiniere che può rafforzare la filiela produttiva di settore

In un video vediamo all'opera la struttura robotica creata dai ricercatori della Clemson University: in un'ora il robot può innestare oltre 3000 piante!

Innestare piante può essere stressante anche se si è dotati di “pollice verde” e appassionati del gardening. Oggi in soccorso di professionisti e di semplice appassonati arriva una efficace forma di IA. Tutto nasce dalla ricerca portata avanti da un team della Clemson University guidata dall’esperto in botanica Richard Hassell.

Il nuovo sistema robotico che innesta in modo più rapido ed efficiente rispetto a un essere umano, nasce sulla basi di un vecchio robot coreano (configurato per il manufatturiero) aggiornato per afferrare due impianti botanici e fissare le parti insieme in modo che possano crescere in un’unica struttura.

In appena un’ora il robot può innestare oltre 3000 piante, una performance sconosciuta all’essere umano!

Ecco il progetto presentato dallo stesso Hassell in questo video

Ha affermato Hassell: “Innestare migliaia di piante può essere estenuante per gli umani, con anche un alto tasso di fallimento. Anche i più esperti professionisti del settore possono danneggiare la pianta a causa della fretta e della imprecisione!”.

L’arte dell’innesto ha avuto il suo inizio in Asia millenni fa, e negli ultimi decenni è stato ampiamente utilizzato per produrre colture commerciali in tutte le parti del mondo. “Ma negli Stati Uniti – sottolinea Hassell – ha fatto più fatica a prendere piede perchè non vi è un alto tasso di investimento economico destinato all’insegnamento dell’arte“.

Gli operai robotizzati, d’altra parte, richiedono un elevato investimento a loro volta, ma offrono un ritorno produttivo straordinario con benefici a cascata per tutto il settore.

Inutile dire che anche il bot-gardener ora entrerà nell’acceso dibattito riguardo a come i robot possono “rubare” posti di lavoro agli umani. In questo caso però bisognerebbe valutare tutti i suddetti aspetti relativi alla mancanza di figure specializzate e a un potenziale nuovo ritorno economico con il cambio di “regime”.

 

 

 

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