Robot enologo per il controllo dei vigneti

Controllare la vigna con lo smartphone? Sarà possibile con la macchina robotica del progetto della Commissione Europea "VineRobot". Presentato ad un meeting in svolgimento a Siena da domani al 28 gennaio

Il progetto VineRobot, finanziato con oltre 2 milioni di euro dalla Commissione Europea, troverà il suo scenario da domani fino al 28 gennaio a Siena nell’ambito di un incontro organizzato dall’incubatore Toscana Life Sciences. Tra i protagonisti del progetto anche la start-up italiana Sivis, specializzata nello sviluppo di  soluzioni di visione intelligenti e optoelettronici mirate al monitoraggio ambientale in ambito civile e militare.
Scopo finale del progetto è la messa a punto di una macchina robotica per il monitoraggio automatico dei vigneti, in grado di studiare e trasmettere a distanza informazioni semplicemente con uno smartphone. La fase sperimentale condotta con il primo prototipo è già avvenuta in Francia e in Spagna e, se la valutazione da parte degli esperti europei andrà a buon fine, presto sarà replicata tra le vigne della provincia di Siena.
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L’androide-enologo potrebbe portare molti benefici per il settore: in particolare una razionalizzazione degli interventi a vantaggio dei costi aziendali e una maggiore cura per la conservazione dell’ecosistema, attraverso l’uso di prodotti mirati. La macchina, in modo autonomo attraverso il supporto del GPS per localizzazioni, è progettata per affrontare un percorso fra i filari monitorando lo stato vegetativo e idrico attraverso una serie di sensori molto sofisticati. E ancora: il colore delle viti e la loro qualità, per consentire una accuratata programmazione della vendemmia.

Le operazioni saranno gestibili dal viticoltore attraverso smartphone nel quale sarà inserita un’App specifica. La sensoristica comprende una telecamera a colori ad alta definizione e un sensore multispettro a fluorescenza. Il progetto, decisamente di alto livello tech, nasce grazie alla partnership tra un pool di società europee, tra cui la nostra Sivis, e i ricercatori di università spagnole, francesi e tedesche.

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