I mini robot sommergibili che studiano gli oceani

I ricercatori dell’Università della California hanno messo a punto dei piccoli robot sommergibili che promettono di aprire nuove strade alla conoscenza delle profondità marine. In un primo esperimento sono stati utilizzati per studiare la formazione del plancton e i movimenti interni delle onde

Un formidabile strumento per studiare le correnti marine e i piccoli organismi che trasportano. Sono i mini robot sottomarini messi a punto presso lo Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California di San Diego.

mini robot

Realizzati dal ricercatore oceanografo Jules Jaffe questi esploratori degli oceani sono dotati di sensori di temperatura e altre sonde che permettono di rilevare le condizioni ambientali dell’acqua e di registrarne i movimenti tridimensionali, questi ultimi in particolare, altrimenti difficili da registrare con le altre strumentazioni oggi disponibili. Ma non solo, perché i mini robot permettono di studiare anche il modo in cui il plancton, gli organismi animali e vegetali che vivono sospesi nelle acque, si sposti con le correnti e il moto ondoso, fino a permettere agli studiosi di acquisire una visione tridimensionale delle interazioni tra correnti oceaniche e la vita marina.

I segreti delle onde

E i primi risultati i mini robot li hanno già portati, come descrive uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature Communications. Proprio il loro inventore, Jaffe, insieme al biologo marino Peter Franks ha utilizzato uno sciame composto da 16 di mini robot sottomarini programmati per simulare il comportamento di nuoto subacqueo del plancton, al largo della costa di Torrey Pines in California, per testare la validità di un modello matematico, ipotizzato dallo stesso Frank circa 20 anni fa, su come si formino densi banchi di plancton sotto la superficie dell’oceano, formazioni che secondo il biologo potrebbero aiutare i piccoli organismi sotto diversi aspetti, dall’alimentazione alla riproduzione alla protezione dai predatori.

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A questo scopo i 16 robot sono stati disposti a formare una circonferenza di 300 metri di diametro e programmati per mantenersi a una profondità di 10 metri, e per seguirne i movimenti, dal momento che il Gps sott’acqua non funziona, sono stati utilizzati dei segnali acustici. I robot hanno misurato le traiettorie dell’acqua in continuo e le informazioni da loro raccolte e rilevate dal sistema di supervisione ogni 12 secondi hanno permesso di riscostruire i movimenti interni delle onde in alta risoluzione. Dati preziosi per gli studiosi e che hanno dato una prima conferma delle ipotesi formulate da Frank.

Nuovi strumenti per studiare gli oceani

Tuttavia si tratta solo del primo impiego di una tecnologia che potrà fornire grandi contributi al progresso delle conoscenze sull’ambente oceanico. Il gruppo di ricercatori immagina di costruire centinaia di mini robot subacquei per avanzare con le esplorazioni, ad esempio per studiare i movimenti delle larve nelle aree marine protette o tracciare fuoriuscite di petrolio.

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Robot che si possono equipaggiare di ulteriori attrezzature: dotandoli di camera si può realizzare una mappatura dell’habitat dei coralli o dei selfie al plancton. Ma gli idrofoni di bordo che servono a monitorare la posizione dei robot potrebbero permettere di utilizzare lo sciame come un gigantesco “orecchio” calato nelle profondità del mare per ascoltare e studiare i suoni di questo ambiente.

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