La sedia a rotelle robotica che recepisce i segnali del pensiero

Presentato lo studio di una soluzione robotica pensata per restituire una buona mobilità a pazienti alle prese con serie paralisi: basata sulla connessione tra l'attività delle onde cerebrali e la struttura dotata di rotelle

Una sedia a rotelle robotica che si può controllare con il pensiero! Non è il soggetto di un film di fantascienza, bensì il risultato di uno straordinario progetto di ricerca dei ricercatori della Duke University.

Gli scienziati hanno sviluppato un sistema robotico in grado di immagazzinare i segnali diffusi dai neuroni nelle due aree del cervello che controllano, rispettivamente, il “movimento” e la “sensazione”.

Hanno così impiantato multipli microfilamenti (sottili come i capelli) nelle regioni premotorie e sensorie del cervello di due scimmie. Nella fase finale della configurazione i due animali sono stati fatti sedere sulla piattaforma  robotica, equipaggiata con rotelle, da dove è stata registrata la loro attività elettrica cerebrale. I ricercatori tramite un sistema computerizzato, programmato, hanno tradotto i segnali cerebrali ricevuti in comandi digitali di movimento.

Attraverso il sistema Bmi Wireless, le scimmie hanno accennato movimenti con la sedia a rotelle: nel momento in cui hanno imparato a gestirla con il pensiero è aumentato sensibilmente il grado dell’efficenza e della velocità dei movimenti.

monkey chair

Il pensiero tradotto dalla sedia e trasformato in movimenti

In definitiva: quando gli animali pensano di muoversi verso un luogo, il loro pensiero viene tradotto dalla sedia che genera i movimenti.
Come riportato dalla prestigiosa pubblicazione Scientific Reports, la riuscita della sperimentazione aprirebbe la strada futura al recupero di una discreta mobilità da parte di pazienti paralizzati.

Non sfugge dunque il potenziale valore in prospettiva nel campo medico-scientifico (dopo gli ultimi step del percorso di ricerca, compreso il vaglio finale degli enti preposti).

Nel frattempo alla Duke si sono dovuti difendere dalle prevedibili accuse degli animalisti. Un tema, quello della sperimentazione, che non ci lascia insensibili. Prendiamo per buone le rassicurazioni date dai ricercatori sulla natura non eccessivamente invasiva  della sperimentazione.

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