Robot, il mio futuro collega

Uomini e robot che lavorano fianco a fianco. Un sogno che forse tra qualche anno potrà concretizzarsi grazie al lavoro di Matteo Lafranchi, ricercatore senior presso l’iit di Genova

Utilizzare robot in un ambiente industriale, in cui vi è una forte componente interattiva umana presuppone la possibilità di garantire il massimo livello di sicurezza. È questo il motivo per cui ad oggi le normative impongono che tutte le operazioni robotizzate, siano esse anche le più semplici, debbano essere eseguite in aree protette: e questo anche se i robot risultano dotati di meccanismi di ‘compliance’ capaci di rispondere in tempo reale agli stimoli sensoriali.

Ma cosa significa essere compliant? Con questo termine si è soliti indicare la caratteristica di cedevolezza, un requisito indispensabile perché l’interazione uomo-macchina possa ritenersi sicura. In buona sostanza un robot cedevole è in grado di ‘sentire’ una situazione di anomalia, come ad esempio una collisione accidentale con una persona, grazie a un sofisticato sistema basato su algoritmi di controllo di forza.

CompactArm

Uno degli esempi più interessanti di robot cedevoli è CompAct Arm, un braccio sviluppato presso i laboratori di Advanced robotics dell’iit di Genova che ha la caratteristica di riuscire ad adattare l’elasticità del sistema di trasmissione del moto agli stimoli ricevuti. A differenza di alcuni robot industriali, ad esempio quelli messi a punto da Kuka e ABB, CompactArm è la prima unità al mondo  in grado di combinare gli effetti della cedevolezza passiva, generata da dispositivi installati sui giunti del robot, con un sistema di attuazione capace di generare smorzamenti variabili in modo dinamico in risposta alle forse rilevate dal sistema sensoriale.

Video di CompactArm

 

 

 

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