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iCub cresce con gli algoritmi del Deep Learning

I ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia salgono in cattedra al Massachusetts Institute of Technology per illustrare i progressi del celebre robot bambino grazie agli algoritmi del Deep Learning.

Il robot bambino iCub sale in cattedra negli Stati Uniti, al Massachusetts Institute of Technology (Mit), insieme al gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) che l’ha realizzato. Coordinati da Giorgio Metta, gli esperti dell’Iit illustreranno fino al 3 settembre a studenti e ricercatori di tutto il mondo le applicazioni delle capacità di apprendimento nel campo dell’Intelligenza artificiale e della robotica umanoide (il cosiddetto Deep Learning).

ll piccolo iCub, universalmente conosciuto come il robot capace di crescere e imparare come farebbe un bambino, è attualmente l’esempio più avanzato dell’applicazione dei programmi di Deep Learning.

Recentemente i ricercatori Iit hanno implementato gli algoritmi del Deep Learning nello sviluppo di iCub. Grazie a questo nuovo approccio, iCub sarà in grado di riconoscere un maggior numero di oggetti  ed essere sempre più “indipendente” dalle informazioni umane.

I Cub

Una “macchina” sempre più autonoma rispetto all’intervento umano

Il Deep Learning si basa sull’utilizzo delle reti neurali, nate negli anni ‘80 ma rilanciate recentemente grazie al progresso tecnologico e all’aumentata capacità di calcolo. Il principio alla base di questo metodo di apprendimento è l’impiego di diversi “strati” di reti neurali che consentono alle intelligenze artificiali di incamerare e organizzare dati su livelli progressivi.

Il risultato è una macchina capace di interpretare quello che “vede” intorno a sé minimizzando l’intervento dell’uomo. “Gli studi relativi al Deep Learning aprono numerosi scenari applicativi nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Utilizzando questi algoritmi, iCub sarà in grado di analizzare e gestire grandi quantità di dati più facilmente e, fra le altre cose, di riconoscere molti più oggetti con maggiore autonomia rispetto al passato” ha affermato Giorgio Metta.

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