George Devol e l’alba dei robot (parte prima)

Insieme a Engelberger, George Devol è l’inventore che ha dato il via all’era della robotica industriale. Morto quasi centenario, a lui si devono numerose altre invenzioni, tra cui la porta ad apertura automatica e il forno a microonde. La seconda parte di questa biografia sarà pubblicata il prossimo 3 febbraio

Nato da una famiglia benestante il 20 febbraio del 1912 a  Louisville, in Kentucky, George Charles Devol, Jr. dimostra fin da bambino di avere un interesse spiccato per le discipline tecniche.  Nonostante la sua inclinazione verso tutto ciò che riguarda la meccanica e l’elettricità, il giovane George Devol non intende però proseguire il suo ciclo scolastico con l’iscrizione a un ateneo tecnico, quanto piuttosto assecondare quel suo senso di praticità e concretezza che in più occasioni lo avevano distinto sia dentro che fuori la scuola.

Devol non può certo definirsi uno studente modello, anzi la scuola gli va decisamente stretta. Tuttavia proprio la scuola si dimostra la miglior palestra per quello che sarà il suo prosieguo professionale. In più occasioni, infatti, egli ha modo di collaborare a progetti extra scolastici, tra cui quello dell’elettrificazione degli edifici, compito che Devol si assume di portare avanti con l’entusiasmo e la curiosità dell’esploratore.

Valvola Termoionica
Una delle prime valvole termoioniche, di probabile produzione degli anni ’10. Fin da giovane, Devol fu irresistibilmente attratto dalle loro potenzialità.

Da autodidatta ad imprenditore (con il sogno del cinema)

Siamo alla fine degli anni ’20 e le nuove scoperte scientifiche stanno aprendo una serie di scenari rimasti finora confinati alla fantasia. La sua innata curiosità per tutto ciò che riguarda le materie tecniche più innovative lo porta ad approfondire da autodidatta i principi di funzionamento delle valvole termoioniche, le grosse “lampadine” antesignane dei transistor per le quali Devol intravvede una concreta opportunità di applicazione nell’industria cinematografica. Il progresso che avanza ha da poco avvicinato i registi ad un nuovo modo di fare cinema, che dal muto sta transitando verso il sonoro. Ma i primi “talkies”, così erano chiamati popolarmente i primi film parlati, difettano di un elemento essenziale: la qualità dell’audio.

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Una brochure della United Cinephone Corp., l’azienda che Devol fondò a soli 20 anni

Devol, all’età di vent’anni fonda così la United Cinephone Corp., la cui mission, come diremmo oggi, è quella di produrre sistemi di registrazione audio di qualità per il cinema. Tuttavia il progetto di sfondare nel mondo delle apparecchiature per la cinematografia non dura molto, in quanto grandi compagnie, come la RCA e Western Electric, ben più strutturate finanziariamente e commercialmente, guadagnano una posizione di leadership precludendogli qualsiasi possibilità di successo.

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La locandina di un cartone Disney in cui si legge che la tecnologia del suono è stata fornita dalla Cinephone

Fotocellule, amplificatori e porte automatiche

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. La conoscenza approfondita che il giovane George ha maturato in ambito di tubi a vuoto, cioè di valvole termoioniche, unitamente ad altre esperienze teoriche e pratiche fatte con le fotocellule, lo portano ad elaborare un progetto innovativo che passerà alla storia come una delle più grandi meraviglie tecniche dell’epoca: la porta ad apertura automatica. Per la sua invenzione, però, George Devol questa volta sceglie un’altra strada e decide di cedere la licenza della sua tecnologia ad una azienda del settore, la Yale & Towne, che la mette a frutto realizzando e commercializzando il primo modello di porta motorizzata con apertura comandata da fotocellula elettrica: la Phantom Doorman.

YALE Phantom Doorman
George Devol vendette il brevetto della porta ad apertura automatica alla Yale & Towne, che ne fece un bestseller producendo la Phantom Doorman

Con i proventi della sua nuova invenzione, George Devol acquista nuovi strumenti e ha modo di dedicarsi ad altri esperimenti tecnici. Negli anni ’30 studia e sperimenta, depositando una serie di brevetti, nuovi ritrovati tecnici per la calibrazione dei colori nei processi di stampa, soluzioni innovative per le macchine  da packaging, metodi per l’identificazione automatica, con la messa a punto di un primo rudimentale codice a barre, e per la registrazione magnetica. Tra le apparecchiature originali realizzate dalla United Cinephone si annoverano anche attrezzature per lo spettacolo, come luci e amplificatori, alcuni dei quali furono installati anche al Cotton Club, il celeberrimo locale notturno di New York che fece la storia del jazz nell’epoca del proibizionismo.

 

cotton club new york
Tramite la United Cinephone, Devol fornì materiale tecnico, tra cui alcuni amplificatori, al celeberrimo Cotton Club, forse il locale notturno all’epoca più famoso ti tutta New York

I destini incrociati di George Devol e dell’esposizione mondiale di New York

Gli anni corrono e i venti di guerra iniziano a lambire anche gli Stati Uniti. Siamo nel 1939 e, anche se Devol ancora non lo sapeva, il destino aveva già tracciato la sua strada verso la robotica. In quell’anno, la United Cinephone deposita un altro brevetto, originariamente destinato al mercato delle lavanderie industriali, ma che avrebbe trovato un ampio scopo di impiego: un controllo di sicurezza basato sul rilevamento di prossimità. Realizzato con tecnica in radiofrequenza, il controllo consentiva di aprire e chiudere automaticamente le presse da stiro captando o meno la presenza dell’operatore.

Ma non è questo brevetto a portare Devol sempre più vicino al mondo dei robot. In quello stesso anno, il 1939, la United Cinephone vince una commessa per l’installazione di un sistema di conteggio degli ingressi basato su fotocellule all’esposizione mondiale di New York. Proprio in quell’edizione, Westinghouse porta, quale attrazione tecnica avveniristica, Elektro, un robot umanoide capace di fare ciò che fino ad allora nessuna macchina aveva mai fatto.

George Devol e la moglie evelin new york anni 40
George Devol insieme alla moglie Eveline a New York nei primi anni ’40

Diciamo che più che a un robot umanoide, Elektro assomigliava a un grande agglomerato di scatole metalliche, incarnando quello stereotipo di automa che la letteratura fantastica aveva iniziato a descrivere nei libri e nelle prime riviste di fantascienza. Alto più di 2 metri per un peso di circa 120 kg, il “peso massimo” Elektro poteva camminare dietro comando vocale, eseguendo una serie di compiti tra cui: fumare sigarette, gonfiare palloncini, muovere la testa e le braccia e, meraviglia delle meraviglie, parlare con un vocabolario di circa 700 termini grazie ad un riproduttore interno a 78 giri. Dotato di occhi fotoelettrici in grado di distinguere tra i colori rosso e verde, l’anno seguente Elektro sarebbe stato affiancato da un altro robot, questa volta dalle sembianze animali: il cane meccanico Sparko, capace di abbaiare, sedersi e tendere la zampa dietro comando vocale.

Non si sa se le cose andarono veramente in questo modo, ma alcune fonti dicono che Devol, che era solito leggere libri di fantascienza, ne rimase talmente affascinato che, tra sé e sé, si ripromise di verificare come potesse mettere a frutto le sue invenzioni per sviluppare una macchina a controllo automatico in grado di eseguire compiti su comando.  (continua…)

Leggi la seconda parte della biografia di George Devol.
robot elektro Westinghouse
Elektro venne presentato dalla Westinghouse all’esposizione mondiale di New York del 1939. Era in grado di muovere testa e braccia, fumare, gonfiare palloncini e parlare in maniera rudimentale.

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