Cracuns, il drone che decolla dagli abissi

I ricercatori dell’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University hanno messo a punto un drone sommergibile che può librarsi in cielo partendo da piattaforme subacquee o essere lanciato da veicoli sottomarini

Può operare in aria, ma anche sott’acqua. E se ciò pare già molto, aspettate di conoscere tutte le potenzialità di Cracuns, l’innovativo drone messo a punto dai ricercatori dell’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University.

Corrosion resistant aerial covert unmanned nautical system, questo il nome completo del dispositivo, è infatti un drone sommergibile che non ha alcun timore del mare e del cielo. Può restare tranquillamente in una piattaforma fissa subacquea e partire poi per missioni in aria, ma può anche essere lanciato in cielo da un veicolo sottomarino senza equipaggio. In pratica, un drone che lancia un altro drone. Nel video che segue abbiamo un saggio delle sue capacità.

 

Una capacità quella di resistere e di poter operare in ambienti così diversi che insieme alla flessibilità di carico possono aprire nuovi sconfinati territori di applicazione ai dispositivi senza pilota.

Ma la caratteristica più innovativa di Cracuns è che può restare a profondità significative e da queste decollare, sebbene il dispositivo non presenti parti strutturali metalliche e senza che le sue superfici siano state sottoposte a lavorazioni speciali.

I miracoli della fabbricazione additiva

Per rendere possibile tutto ciò, il team di ricercatori ha dovuto superare due grosse sfide. La prima è stata vinta grazie ai progressi fatti nella stampa additiva presso gli stessi laboratori dell’Università, a Laurel, nel Maryland, grazie ai quali sono riusciti a produrre una cella molto leggera in materiale composito in grado di resistere alla pressione dell’acqua in immersione.

Cracuns 1
Cracuns è stato realizzato con un materiale composito e con un processo di stampa additiva (Credit: Johns Hopkins APL)

La seconda era garantire al drone di poter sopravvivere e operare in un ambiente altamente corrosivo come quello marino. Sfida superata sigillando i componenti più sensibili all’interno di un recipiente a pressione a secco. Mentre sui motori, più esposti all’azione dell’acqua, sono stati applicati dei rivestimenti protettivi disponibili in commercio. Il team ne ha testato le prestazioni tenendoli in immersione in acqua salata per oltre due mesi, al termine dei quali non mostravano alcun segno di corrosione, continuando a funzionare perfettamente.

Risultato anche questo che sicuramente avrà un suo futuro nell’industria dei droni, mostrando le enormi potenzialità legate in particolare all’impiego di sistemi di stampa additiva nella loro fabbricazione, che consentono di realizzare velivoli ad alte prestazioni con costi molto contenuti da utilizzare in scenari di intervento ad alto rischio.

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