Chirurgia robotica al top per l’urologia

Un incontro a Milano con autorevoli studiosi del settore farà il punto sulla straordinaria evoluzione della chirurgia robotica nell'ambito dell'urologia

La chirurgia robotica oggi è utilizzata principalmente in ginecologia, chirurgia addominale, toracica, del collo, dei trapianti e, in casi specifici, del cuore. Ma secondo gli esperti e i ricercatori è l’urologia l’ambito nel quale maggiormente si ha il beneficio della chirurgia robotica. Tanto che oggi nella pratica clinica le precisa braccia meccaniche, guidate sempre da chirurghi esperti, rimuovono con relativa velocità e semplicità tumori nella prostata, nei reni e nel tratto urinario.

Per fare il punto sui progressi e risultati raggiunti, l’Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano organizza giovedì 1 ottobre l’incontro, aperto al pubblico, “Il ruolo della chirurgia robotica in Urologia: passato, presente e futuro” (Milano, ore 18.00, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci).

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Il professor Francesco Montorsi, primario di Urologia e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, si confronterà con il professor Mani Menon, urologo di fama internazionale, considerato il padre della chirurgia robotica per il tumore della prostata, e direttore del Vattikuti Urology Institute e del Dipartimento di Urologia allo Henry Ford Hospital di Detroit.

Quel “filo” diretto tra le mani del chirurgo e quelle del robot

Mani Menon, di origini indiane, è uno degli urologi più all’avanguardia degli Stati Uniti e del mondo. Autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, ha eseguito circa quattromila prostatectomie ed è stato tra i primi a sviluppare tecniche di chirurgia robotica per il trattamento del tumore alla prostata che non danneggiano i nervi del paziente, e gli consentono di conservare la potenza sessuale e di evitare eventuali problemi di incontinenza.

Tra le sue tante innovazioni spicca la moderna tecnica chirurgica della prostatectomia radicale con ausilio del sistema robotico Da Vinci. “Nel nostro dipartimento usiamo la chirurgia robotica nel novantanove per cento degli interventi per la cura del cancro.ha affermato a riguardo Menon. “Rispetto alle normali procedure ci permette di eseguire operazioni più accurate e con meno perdita di sangue e danneggiamento dei tessuti”.

Rispetto al processo in sala operatoria spiega Menon: “Il chirurgo muove le sue mani come se stesse eseguendo un intervento classico (a cielo aperto, con il taglio). Il robot converte il segnale delle sue mani in un movimento millimetrico all’interno del corpo umano, permettendo così al chirurgo di vedere tutto molto ingrandito, nel dettaglio e in 3 dimensioni, dando anche la sensazione della profondità. L’impiego del robot permette una chirurgia più precisa, più sicura e molto meno invasiva e dolorosa per il paziente; i vantaggi inoltre si traducono anche in tempi più rapidi per le dimissioni: in alcuni casi i pazienti lasciano l’ospedale già ventiquattro ore dopo un intervento molto complesso”. 

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