Arrivano dal Giappone i droni impollinatori

Un gruppo di ricercatori giapponesi ha testato l’utilizzo di piccoli droni per prelevare e depositare polline da una pianta all’altra e impollinarle. Una soluzione al problema del rischio estinzione delle api

Volano di fiore in fiore, prelevando e deponendo il polline per rendere possibile la riproduzione delle piante. Non si tratta però, come si potrebbe immaginare, di api, che svolgono questo compito in natura, ma di droni: droni impollinatori. È questa la soluzione alla quale hanno pensato i ricercatori giapponesi del National institute of advanced industrial science and technology (Aist) di Tsukuba per aiutare gli insetti in questo fondamentale lavoro, dal momento che il loro numero è in diminuzione in tutto il mondo.

White-tailed Bumbleebee

Secondo un recente studio, infatti, i piccoli impollinatori, non solo api, dalle quali comunque dipende il 70% dell’impollinazione delle specie vegetali, ma anche altri insetti, tra i quali anche le farfalle, sono a rischio estinzione. Un problema che nello specifico per le api si è manifestato in modo evidente una decina di anni fa, e che ha interessato anche l’Italia, dove nel 2007 ne è morto circa il 50%. Un fenomeno del quale non sono ancora note tutte le cause, ma del quale secondo gli scienziati gran parte delle responsabilità ricadono sui cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento, ma soprattutto sui pesticidi usati in abbondanza in agricoltura.

Esperimento perfettamente riuscito

Per provare la bontà della loro idea i ricercatori dell’Aist hanno dunque pensato di utilizzare dei piccoli droni, dei quadricotteri della grandezza di un colibrì, alla cui parte inferiore hanno incollato una striscia pelosa realizzata con il crine di cavallo di un pennello. Le setole, sono state poi imbevute con un gel liquido ionico, uno speciale gel appiccicoso che funziona in modo simile a un adesivo attacca-e-stacca, che consente di prelevare il polline da un fiore per poi rilasciarlo sul fiore successivo. Ecco il video pubblicato da Science

Dal momento che i droni impollinatori venivano controllati in modo manuale da remoto, per condurre l’esperimento è stata scelta una particolare tipo di pianta, il giglio selvatico o giapponese (Lilium japonicum), perché dotato di organi sessuali molto sporgenti, in modo da facilitare la prova. Una prova piuttosto macchinosa, che è servita a dimostrare la fattibilità del tutto e che è stata conclusa con successo: i droni sono riusciti a impollinare le piante.

Altro risultato molto incoraggiante è, inoltre, che il gel con il quale sono state imbevute le setole ha rivelato un’altra fondamentale qualità: una volta colpito dalla luce si mimetizza con l’ambiente circostante, riducendo così il rischio di un attacco da parte di eventuali animali predatori.

Una realtà nel lungo termine

Certo, tutto ciò non significa che il problema possa considerarsi risolto: i droni infatti sono controllati da un pilota, operazione poco pratica da immaginare per l’impollinazione su vasta scala delle piante e hanno agito in un ambiente protetto come quello di un laboratorio.

droni impollinatori 2

Per rendere davvero reale questa possibilità, occorro ancora del lavoro: sviluppare droni impollinatori autonomi, dotati di fotocamere ad alta risoluzione, sistemi Gps, di intelligenza artificiale e i grado di operare in ambiente con condizioni più difficili. Ma la strada è tracciata e non è detto che un giorno non vedremo volare nei campi sciami di droni di fiore in fiore.

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